Matteo Berrettini, il sonno non è sempre un ace

Per un tennista professionista il sonno è parte integrante del recupero, ma anche per Matteo Berrettini dormire bene non è sempre così semplice. In una recente intervista il campione romano ha raccontato di non essere mai stato «un grande dormiglione»: addormentarsi può essere difficile e, tra jet lag, cambi di letto e orari completamente diversi da un torneo all’altro, mantenere una routine regolare diventa complicato. Ha però spiegato di essere migliorato nel tempo.

Il problema principale? Jet leg e partite serali

Il momento più delicato arriva soprattutto dopo le partite serali. Berrettini ha raccontato che, quando finisce di giocare molto tardi, l’adrenalina è ancora alta e prendere sonno può diventare difficile. Eppure proprio dormire «bene e tanto», come ha spiegato, è fondamentale per riuscire a recuperare rapidamente tra un match e l’altro.

Le strategie per adattare il riposo agli impegni agonistici

Berrettini ha anche sperimentato strategie per adattare il riposo agli impegni agonistici. Durante gli US Open aveva raccontato di aver studiato i meccanismi del sonno con il dottor Jacopo Vitale del Galeazzi di Milano e di aver provato anche il power nap, anche se non sempre è facile inserirlo nella giornata quando ci sono allenamenti e partite.

E c’è un dettaglio che racconta bene quanto il sonno sia diventato parte della preparazione: già alla vigilia della finale di Wimbledon 2021 il suo team aveva programmato una giornata molto controllata, con allenamento leggero, relax e una notte anticipata in vista della sveglia del mattino successivo.

Insomma, anche per un atleta di altissimo livello il sonno non è sempre automatico: va protetto, adattato ai ritmi delle competizioni e, soprattutto, considerato parte del recupero tanto quanto allenamento, alimentazione e fisioterapia.

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