Gli italiani si addormentano in media alle 00:04 e si svegliano alle 07:38. A fotografare le abitudini notturne in cinque Paesi europei è un’analisi di DuckDik su oltre 36 mila notti registrate, che rivela anche quanto il fine settimana sposti gli orari del riposo. E con il ritorno all’ora solare, previsto per domenica 25 ottobre, il sonno torna al centro dell’attenzione.
Mezzanotte passata da pochi minuti, la sveglia alle 7:38. È questo l’orario medio del sonno degli italiani secondo un’analisi condotta da DuckDik, azienda spagnola che sviluppa dispositivi per il monitoraggio del benessere. Lo studio ha esaminato 36.727 notti registrate tra luglio e ottobre 2026 da 1.322 persone in Italia, Spagna, Portogallo, Francia e Germania. Il dato che colpisce è che il 40% delle notti degli utenti italiani non raggiunge le sette ore di sonno. E nel 16% dei casi il riposo si ferma addirittura prima delle sei ore.
La ricerca arriva a pochi giorni dal ritorno all’ora solare, nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre, quando le lancette verranno spostate indietro di un’ora. Un appuntamento che riporta l’attenzione sui ritmi quotidiani e sul rapporto tra orari, riposo e abitudini di vita.

Italiani a letto più tardi dei tedeschi, ma prima degli spagnoli
Nel confronto europeo, gli italiani si collocano a metà strada tra le abitudini più mattiniere della Germania e quelle più tardive della Spagna. I tedeschi si addormentano mediamente alle 23:25 e si svegliano alle 7:14, mentre gli spagnoli vanno a dormire alle 00:30 e si alzano alle 8:05. In Italia, invece, il sonno comincia alle 00:04 e termina alle 7:38.
Anche la durata media del riposo presenta differenze tra i cinque Paesi. In Italia si dormono 7 ore e 19 minuti, un dato vicino a quello di Spagna e Portogallo, dove la media è rispettivamente di 7 ore e 20 e 7 ore e 21 minuti. I francesi arrivano a 7 ore e 35 minuti, mentre in Germania si dormono 7 ore e 29 minuti.
La durata media, tuttavia, non racconta tutta la storia. Il 40% delle notti degli utenti italiani resta sotto la soglia delle sette ore, una percentuale vicina a quella registrata in Spagna (41%) e Portogallo (39%). La situazione appare migliore in Francia, dove la quota scende al 33%, e in Germania, dove si attesta al 35%.

Nel weekend il risveglio slitta di quasi un’ora
Il fine settimana modifica sensibilmente le abitudini notturne degli italiani. Il sabato e la domenica ci si addormenta in media 36 minuti più tardi rispetto ai giorni feriali, mentre il risveglio slitta di 58 minuti. Il risultato è un guadagno di circa 20 minuti di sonno.
Non si tratta soltanto di recuperare il riposo perduto durante la settimana. Per il 34% degli utenti italiani, infatti, gli orari del sonno cambiano di almeno un’ora tra i giorni lavorativi e il weekend. Questa differenza viene definita jet lag sociale: uno scostamento tra i ritmi seguiti durante la settimana e quelli adottati nei giorni liberi, che può rendere più difficile mantenere una routine regolare.
Il fenomeno è ancora più evidente in Spagna, dove interessa il 42% degli utenti, e in Portogallo, dove raggiunge il 43,2%.
I giovani fanno più tardi, gli over 60 dormono di più
L’età è un altro elemento che influenza gli orari del riposo. Tra i partecipanti di età compresa tra 18 e 29 anni, l’addormentamento avviene in media alle 00:52. Tra gli over 60, invece, l’orario anticipa alle 23:31.
Gli utenti più anziani dormono anche più a lungo, raggiungendo una media di 7 ore e 39 minuti. Il dato, però, si accompagna a un maggior numero di risvegli notturni, una tendenza osservata in tutti e cinque i Paesi analizzati.
La regolarità degli orari e la qualità del riposo sono aspetti distinti: trascorrere più tempo a letto, infatti, non significa necessariamente dormire senza interruzioni o svegliarsi riposati.
Più movimento, ma la siesta resta un’abitudine marginale
L’analisi prende in considerazione anche l’attività fisica quotidiana. Gli italiani percorrono in media 9.758 passi al giorno: più dei francesi, che ne registrano 8.367, e dei tedeschi, con 8.595. Restano invece dietro agli spagnoli, che raggiungono quota 10.307 passi.
I dati ridimensionano anche l’immagine della siesta come abitudine diffusa nella vita quotidiana italiana. Il riposo pomeridiano compare nel 9,2% dei giorni osservati, una percentuale molto vicina a quella tedesca (9,4%) e superiore a quella rilevata in Francia e Portogallo, entrambi al 7,4%.
Un’ulteriore differenza riguarda il sesso: nel campione complessivo dei cinque Paesi, le donne dormono in media circa 20 minuti in più degli uomini, con 7 ore e 40 minuti contro 7 ore e 20. Si addormentano, inoltre, circa mezz’ora prima.
Cambio dell’ora: cosa succede al sonno?
Domenica 25 ottobre le lancette torneranno indietro di un’ora. Anche se il cambiamento permette di guadagnare un’ora sul piano dell’orario ufficiale, l’adattamento dei ritmi biologici può richiedere tempo.

«Da anni discutiamo del cambio dell’ora con opinioni. Ora abbiamo i dati di migliaia di notti reali per vedere cosa succede davvero», spiega Alberto Lorente, cofondatore e CEO di DuckDik. L’azienda annuncia una seconda analisi, prevista per la prima settimana di novembre, per misurare notte dopo notte come cambieranno le abitudini del sonno dopo il passaggio all’ora solare.
Il nuovo monitoraggio dovrebbe permettere di confrontare i dati prima e dopo il cambio, osservando le differenze tra i cinque Paesi coinvolti.
Come è stata condotta la ricerca
L’analisi si basa su dati aggregati e anonimi raccolti dall’app DuckDik Health tra il 1° luglio e il 12 ottobre 2026. Sono stati inclusi gli utenti con almeno sette notti registrate; per l’Italia il campione comprende 278 persone e 7.835 notti.
Gli orari del sonno sono stimati dal braccialetto DuckDik Sense sulla base del movimento e della frequenza cardiaca. I ricercatori precisano che il campione non è rappresentativo dell’intera popolazione: comprende persone che hanno acquistato il dispositivo e, tra gli utenti che hanno indicato il proprio sesso, il 72% è uomo. I risultati offrono quindi uno spaccato delle abitudini degli utilizzatori del dispositivo, non una fotografia definitiva del sonno di tutti gli italiani. DuckDik Sense è un dispositivo per il benessere e non uno strumento medico.
Fonte: DuckDik, analisi delle abitudini del sonno in cinque Paesi europei, 14 ottobre 2026.

**Come sono stati ottenuti i dati** Dati aggregati e anonimi di utenti dell'app DuckDik Health con almeno sette notti registrate tra il 1° luglio e il 12 ottobre 2026. Gli orari sono quelli locali di ciascun paese. Ogni utente conta allo stesso modo, indipendentemente dal numero di notti registrate. Il paese è quello in cui l'utente trascorre più tempo. Non è un campione rappresentativo della popolazione: sono persone che hanno acquistato un braccialetto di benessere, e il 72% di chi indica il proprio sesso è uomo. Il sonno viene stimato dal braccialetto a partire dal movimento e dalla frequenza cardiaca. I risultati sono stati verificati ripetendo il calcolo solo con gli utenti che sincronizzano quotidianamente, senza notti corrette manualmente e senza segnalazioni aperte con l'assistenza: le conclusioni sono le stesse, con differenze di pochi minuti. DuckDik Sense è un prodotto di benessere, non un dispositivo medico. **Informazioni su DuckDik** DuckDik è un'azienda spagnola di tecnologia del benessere con sede a Madrid, cofondata da Alberto Lorente. Progetta i propri braccialetti per la salute senza schermo, come DuckDik Sense, fabbricati da un partner industriale, e sviluppa il proprio software: DuckDik Health, un'app che trasforma i dati del corpo in informazioni e consigli comprensibili grazie a un coach di intelligenza artificiale. Disponibile in dieci lingue e senza abbonamento, DuckDik Health accompagna i braccialetti che l'azienda commercializza in Spagna, Italia, Francia, Germania e Portogallo tramite duckdik.com e Amazon. I segnali grezzi restano sul telefono dell'utente; ciò che viene sincronizzato con il suo account sono dati già riassunti, ospitati su server dell'Unione Europea. DuckDik è un marchio di benessere e non un dispositivo medico: non diagnostica, non cura né previene alcuna malattia.

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