Ecco la mia intervista a Linkiesta sui quartiere dove si dorme meglio ( e peggio) a Milano

Dolce dormire, o quasi. Se Milano è sul podio di molte classifiche che la rendono un modello agli occhi del mondo (la nostra è una tra le città più verdi dell’intero pianeta terra, si riscontra una maggiore qualità della vita e così via), dall’altra parte è opportuno segnalare che qui da noi, in quanto a inquinamento acustico, non ci siamo affatto. I dati sono rilevanti e le cause incidono sul nostro umore e, cosa non da poco, sul nostro sonno. A dimostrare che i milanesi dormono poco e male c’è anche un’analisi condotta dall’Università Bicocca che nel corso del tempo ha iniziato a monitorare i suoni della città, sia di giorno, mentre andiamo al lavoro, prendiamo i mezzi, siamo in coda al semaforo della circonvallazione, sia di notte, mentre si dovrebbe dormire.

«Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità non dobbiamo esporci a suoni con soglia superiore ai 65 decibel di giorno e i 55 di notte, soprattutto se prolungati nel tempo. Ecco perché l’inquinamento acustico a Milano è un affare serio. L’analisi della Bicocca rivela che un cittadino su 2 della popolazione milanese supera, quotidianamente, questa soglia» ci specifica l’esperta, Simona Cortopassi, giornalista e sleep coach (la prima a introdurre in Italia la figura di “allenatore del sonno”), fondatrice di The Good Nighter, uno strumento d’aiuto nato a Milano in piena pandemia per intervenire sul modo in cui si dorme per ritrovare uno stile di vita più sano.

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