L’ortosonnia, ovvero la ricerca del sonno perfetto, è causa di insonnia

Avete mai sentito parlare di ortosonnia? È il desiderio, intenso e incontrollabile, di dormire bene, al punto tale da divenire un’ossessione. Oltre a causare insonnia, può essere correlato anche ad altri disturbi psichici. Ecco come riconoscerlo

Mai sentito parlare dell’ortosonnia? Si tratta di un nuovo disturbo, i cui segnali sono un’ossessiva ricerca di un sonno perfetto. Solitamente chi ne soffre monitora l’igiene del proprio riposo in maniera spasmodica tramite i dispositivi elettronici che lo tracciano, come smartwatch e fitness tracker.

Il termine ortosonnia deriva dall’unione
delle parole orto, che in greco significa “vero” o “corretto”, e somnium, ovvero “sonno”
in latino. Si riferisce al desiderio, intenso
e incontrollabile, o al continuo bisogno
di dormire, al punto tale da divenire un’ossessione.

L’autodiagnosi spesso non è corretta

Questo disturbo, nato proprio in seguito alla sempre maggiore diffusione di dispositivi elettronici in grado di tracciare il riposo (che si stima siano indossati dal 10% degli adulti americani), implica che focalizzandosi sui risultati ottenuti ci si auto-diagnostichi dei disturbi del sonno, come una durata insufficiente o l’insonnia, da cui magari non si è affetti.

È un inganno del cervello

La relazione tra ortosonnia e insonnia è un chiaro esempio di come il cervello riesca a sabotarci. Preoccuparsi, di per sé, non è negativo e può anche aiutarci a trovare la soluzione a un problema, ma preoccuparsi oltre il dovuto rischia di aggravare la situazione. È come se il cervello avesse una “soglia di preoccupazione tollerabile” e, una volta superata, ci è impossibile risolvere il problema, anche quando la soluzione è alla nostra portata. Ci preoccupiamo così tanto di dormire meno del dovuto da trasformarlo in un disturbo.

Con i dispositivi si rafforza
il “perfezionismo sul riposo”

Del tema si è occupato uno studio pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Sleep Medicine, condotto dalla Rush University Medical School e dalla Feinberg School of Medicine della Northwestern University, entrambe a Chicago.

In uno dei casi clinici della ricerca, un uomo adulto ha chiesto aiuto medico per il trattamento di “irritabilità, difficoltà cognitive e fatica”, che collegava ai giorni nei quali non faceva otto ore di sonno completo, secondo quanto riportato dal dispositivo che lo tracciava. L’uomo aveva iniziato a monitorare il riposo con un fitness tracker regalato dalla fidanzata un anno prima e appariva preoccupato per periodi di sonno irrequieto o che considerava poco efficiente.

Ortosonnia e depressione

L’ortosonnia può anche mascherare un disturbo più serio. Per esempio, le persone depresse possono passare l’intera giornata pensando al momento in cui andranno a letto, in quanto si tratta del momento che segna la fine della giornata e che coincide con la fine dei pensieri e della sofferenza. In genere la depressione malinconica è accompagnata da difficoltà a conciliare il sonno o a frequenti risvegli. Nei casi di depressione atipica, invece, si presenta soprattutto ipersonnia.

In caso di sospetta ortosonnia, bisogna valutare l’assenza di sintomi ascrivibili ai criteri diagnostici per i disturbi depressivi al fine di ottenere un’adeguata diagnosi differenziale e scegliere, così, il trattamento più adatto.

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