Per combattere apnee e disturbi del riposo notturno serve anche il dentista

“Il chirurgo maxillo-facciale e l’odontoiatra sono figure fondamentali nell’approccio multidisciplinare ai problemi del sonno, a partire dalle OSAS, sia in fase diagnostica che terapeutica” sottolinea il prof. Piero Cascone, primario di chirurgia maxillofacciale del Policlinico Umberto I

Non tutti sanno che la maggior parte dei disturbi del sonno sono prevenibili o curabili. Si stima infatti che il 45% della popolazione mondiale venga interessato da qualche problema di questo tipo, sebbene talvolta di breve durata. La difficoltà risiede spesso però nella diagnosi. Per affrontare disfunzioni e patologie relative al riposo notturno, infatti, serve un approccio multidisciplinare, che preveda, tra gli altri, specialisti come l’otorinolaringoiatra, lo psicologo, lo pneumologo, ma anche l’odontoiatra, sentinella fondamentale per cogliere i primi segnali.

Il dentista può intercettare  i diturbi del sonno come le apnee ostruttive mediante campanelli d’allarme legati come bruxismo, xerostomia, ipersalivazione.

Sonno e denti: un binomio inscindibile

Le apnee ostruttive del sonno (OSAS) rappresentano una patologia relativamente frequente, in Italia ne soffre circa il 20% della popolazione, e provocano notevoli danni se non individuate precocemente. Nei bambini possono condizionare la capacità di attenzione e il rendimento scolastico. Recenti studi confermano l’importanza di diagnosi precoci per evitare la degenerazione della patologia.

Il chirurgo maxillo-facciale e l’odontoiatra sono fondamentali nel team che si occupa dei problemi del sonno, a partire dalle OSAS, sia in fase diagnostica che terapeutica – sottolinea il professor Piero Cascone, primario di chirurgia maxillofacciale del Policlinico Umberto I – Nel bambino la causa più frequente è l’ipertrofia adenotonsillare, di competenza del Medico di famiglia e dell’otorino, ma, in caso di alterazioni strutturali, deve intervenire il chirurgo maxillo-facciale. Negli adulti, invece, il primo obiettivo è permettere una corretta respirazione nelle ostruzioni meccaniche a livello nasale e rinofaringeo; negli step successivi si prevedono il riposizionamento dell’osso ioide o altri tipi di interventi sulla base della lingua o sul velo palatino per diminuirne la lassità frequente nelle persone obese. L’intervento completamente risolutore nella disponibilità dei chirurghi maxillo-facciali per le OSAS più gravi è infine quello di spostare la struttura scheletrica facciale, ossia mascella e mandibola, per spostarli in avanti in modo tale da liberare la regione posteriore della regione del rinofaringe”.

Tra apnee e bruxismo c’è un legame

Altro disturbo assai diffuso è il bruxismo, l’atto involontario di stringere e digrignare i denti durante il sonno, un fenomeno in aumento nel 2020 per l’ansia generata dalla pandemia. “Il bruxismo è spesso correlato alle OSAS: recenti studi hanno rilevato che circa il 33% di chi soffre di apnee notturne ha in concomitanza anche questo disturbo – spiega il Dott. Giuseppe Cicero, parodontologo di Roma e Docente di Odontoiatria all’Università Europea di Madrid – Una diagnosi corretta e tempestiva è fondamentale per identificare rapidamente anche le possibili correlazioni con il sonno e il relativo approccio multidisciplinare da implementare. Il dentista diventa così strategico, in quanto è il primo operatore sanitario in grado di riconoscere questo problema già attraverso questionari, colloqui, anamnesi. Se infatti il paziente riferisce di svegliarsi al mattino con le mascelle indolenzite e i denti che fanno male, si può ipotizzare con ragionevolezza un incipiente bruxismo. Questo disturbo anzitutto accelera il processo di deterioramento dentale, che nei casi più gravi può arrivare fino a fratture e aumento della mobilità dei denti, ma riflette le sue conseguenze negative anche su tutto l’organismo. In numerosi casi è infatti interconnesso ad altri disturbi, proprio come le OSAS, e si acuiscono i suoi effetti come cefalee, emicranie, sonnolenza diurna”.

Dott. Giuseppe Cicero, parodontologo di Roma e Docente
di Odontoiatria all’Università Europea di Madrid

Xerostomia e ipersalivazione 

Tra i disturbi del sonno che possono essere rilevati dal dentista figurano anche xerostomia e ipersalivazione.

Xerostomia

La xerostomia notturna è caratterizzata da una sensazione di bocca o gola secca che porta il paziente a svegliarsi spesso durante la notte per bere – evidenzia Cicero – La xerostomia comporta anche conseguenze al livello dentale e gengivale in quanto provoca un accumulo di placca batterica sui denti e sotto le gengive che può aumentare la prevalenza di carie e malattie gengivali”.

Per i soggetti affetti da xerostomia in forma lieve vi sono alcune indicazioni utili, confermate anche dall’America Dental Association:

  • sorseggiare acqua o bevande senza zucchero e senza caffeina;
  • succhiare scaglie di ghiaccio;
  • utilizzare lubrificanti per labbra;
  • masticare gomme o caramelle senza zucchero; evitare cibi salati, piccanti o difficili da masticare;
  • evitare sostanze irritanti come alcol, tabacco e caffeina;
  • utilizzare un umidificatore durante la notte. Per i pazienti con bocca secca, il National Institute for Dental and Craniofacial Research raccomanda anche di lavarsi i denti delicatamente almeno due volte al giorno con un dentifricio al fluoro;
  • usare il filo interdentale quotidianamente; programmare visite odontoiatriche almeno due volte l’anno. 

L’ipersalivazione

“L’ipersalivazione notturna, invece, si intuisce spesso dal cuscino bagnato di saliva. La sua prevalenza è associata a una ridotta frequenza di deglutizione nel sonno. Nei casi più gravi è caratterizzata da aspirazione di saliva con risvegli improvvisi, tosse o sensazione di soffocamento. Può dipendere da diversi fattori, ma tra le possibili cause figurano anche diversi disturbi orali. Va sicuramente valutata caso per caso, ma è essenziale una approfondita conoscenza del paziente e una dettagliata anamnesi clinica che può partire proprio dalla figura del dentista”.

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