Precipitare nel vuoto e litigare con una persona cara sono gli incubi più diffusi tra gli italiani

Secondo l’80% degli italiani gli incubi sono un sintomo di stress, ma in realtà possono funzionare da ‘terapia notturna’ per placare ansia e preoccupazione

Durante il sonno, il cervello ripete le azioni eseguite e apprese nel corso della giornata, tanto che si ripresentano vivide le immagini più ricorrenti.

I sogni sono echi della vita cosciente che risuonano durante la notte, ma perché delle volte assumono i connotati tanto coinvolgenti quanto confusi di un incubo vero e proprio? Rivelano forse dei segreti nascosti della psiche umana? Sono un sintomo di forte stress o possono essere, addirittura, una sua possibile cura?

Per far luce sull’argomento, Emma – The Sleep Company – tra le aziende a più rapida crescita in Europa nella produzione di sistemi per il sonno – ha realizzato una survey per indagare i brutti sogni che di notte tengono svegli più del 94% degli italiani e, per analizzare le evidenze emerse, ha coinvolto una delle sue specialiste, Theresa Schnorbach, psicologa ed esperta del sonno.

Cadere nel vuoto (40%), litigare con un proprio caro (38,9%) ed essere inseguiti (33,7%): i brutti sogni degli italiani che causano ansia (35,8%) e cattivo umore (32,6%) anche da svegli

Da sempre si cerca di definire i sogni, classificarli, comprenderli e sfruttarne il potenziale

Nell’Antico Egitto si credeva che le persone che facevano sogni vividi e facili da ricordare fossero individui speciali, vicini agli Dei e agli indovini, mentre gli antichi greci pensavano che il futuro fosse rivelato durante la notte, proprio attraverso l’attività onirica. Oggi la scienza spiega che queste immagini notturne sono un’attività mentale di natura involontaria e non intenzionale, ma spesso caratterizzate da reazioni emotive che possono influenzare lo stato d’animo del dormiente anche una volta sveglio.

Non tutti si ricordano i sogni: come mai?

Come mostra la ricerca di Emma – The Sleep Company, ricordare i sogni e, soprattutto, gli incubi è un fenomeno diffuso, tanto che più del 90% degli italiani al mattino ha ben impresse le avventure affrontate durante il sonno. La capacità di mantenere vivo il ricordo è connessa sia ad alcune caratteristiche soggettive – come una più marcata tendenza alla creatività e all’avventura, ma anche una maggiore inclinazione all’ansia – sia a una specifica attività neuronale. Come spiega l’esperta Theresa Schnorbach “l’oscillazione di determinate onde cerebrali influenza la facilità con cui si richiama un sogno alla memoria: se nei minuti che precedono il risveglio in fase REM si registra un incremento di onde lente, allora saranno più elevate probabilità che il soggetto fornisca un resoconto del proprio sogno, in quanto viene favorito l’apprendimento. Allo stesso modo, se poco prima di destarsi durante la fase non-REM incrementa l’azione delle onde più rapide, il risveglio sarà molto probabilmente accompagnato da vividi ricordi di quanto sognato, poiché si stimola la concentrazione”.

Rievocare quanto vissuto durante l’attività onirica non è sempre un’esperienza piacevole

Cadere nel vuoto (40%), litigare con una persona cara (38,9%) ed essere inseguiti (33,7%)sono le immagini che più di frequente agitano le notti del Bel Paese e impattano negativamente sulla quotidianità di più della metà degli intervistati (52,6%). Nello specifico, il giorno successivo a un brutto sogno, il 35,8% degli italiani esprime sensazioni di ansia o agitazione e una percentuale simile (32,6%) riferisce un peggioramento dell’umore, che può sfociare persino nel mancato controllo delle proprie emozioni (15,8%).

Ma è possibile evitare gli effetti negativi derivanti da una notte da incubo?

Man sleeping and snoring, overhead view

La specialista di Emma – The Sleep Company suggerisce di “stimolare il sistema nervoso parasimpatico con meditazione o con esercizi di respirazione, in questo modo si inibiscono le reazioni di attacco o fuga, si può indurre un sonno più profondo e alleviare possibili disturbi della fase REM. È proprio questa fase di sonno profondo in cui si verificano i sogni più terrificanti; pertanto, favorire la qualità del riposo permette di migliorare le esperienze oniriche e risvegliarsi con il piede giusto”.

Incubi e stress: quando “dormirci su” può essere la soluzione

Secondo le evidenze emerse dall’indagine di Emma – The Sleep Company, tra i rispondenti c’è una certezza: per 8 italiani su 10 la causa degli incubi notturni è da rintracciare nello stress, seguita da preoccupazioni legate alla sfera lavorativa (25%). Ma è davvero così?
“Sognare permette di elaborare le emozioni provate durante il giorno e contribuisce al consolidamento dei ricordi, attenuando la loro carica emotiva” afferma la psicologa Schnorbach.

L’attività onirica funge da meccanismo di risoluzione dei problemi e gli incubi possono alleviare alcune ansie diurne, aiutando le persone a gestire meglio lo stress.

“Alcuni studi hanno dimostrato che durante il sonno REM si verifica un rallentamento dell’attività cerebrale nell’amigdala, l’area designata all’elaborazione delle emozioni, permettendo alla più razionale corteccia prefrontale di attenuare l’impatto emotivo delle immagini e dei ricordi dolorosi. Anche gli incubi possono essere quindi una buona terapia notturna di regolazione dell’umore” conclude l’esperta.

Per sconfiggere lo stress è utile migliorare la fase del sonno profondo e, di conseguenza, l’esperienza onirica stessa.

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Emma – The Sleep Company è un’azienda gestita dai suoi fondatori e il brand leader mondiale del sonno con modello di vendita diretta. Fondata nel 2013 dal Dr. Dennis Schmoltzi e Manuel Mueller in Germania, l’azienda è attiva in più di 30 Paesi e ha raggiunto un fatturato di 645 milioni di euro (733 milioni di dollari) nel 2021, con un tasso di crescita del 59% rispetto all’anno precedente. I prodotti Emma® sono venduti attraverso un approccio omnichannel, che comprende D2C/online, marketplace e oltre 3.500 negozi fisici. Emma collabora con successo con oltre 200 rivenditori. Gli oltre 850 membri del team di Emma lavorano in tutto il mondo, con uffici a Francoforte (Germania), Manila (Filippine), Lisbona (Portogallo), Città del Messico (Messico) e Shanghai (Cina).

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